Salute Mentale e Droghe tra musicisti e cantanti

Quanti musicisti e cantanti soffrono o hanno sofferto di problemi di salute mentale? Quanti di abuso di sostanze? Del resto sono persone anche loro.

Pensiamo a Maurice Ravel, famosissimo compositore, pianista e direttore d’orchestra che cominciò a soffrire di demenza frontotemporale. Questo è un disturbo caratterizzato da un deterioramento cognitivo globale, cronico e spesso irreversibile.
Tuttavia non alterò la capacità musicale creativa. Anzi, si pensa che questa possa essere aumentata perché egli stesso si lamentava di non riuscire a scrivere tutte le melodie che il suo cervello ideava. Ravel aveva una grandissima dote di riconoscere melodie complesse e gli errori di esecuzione dei brani ma questo problema di salute mentale gli danneggiò le aree deputate al linguaggio a tal punto che perse la capacità di identificare i nomi delle note musicali. Poco più avanti non fu più in grado di suonare il pianoforte e morì il 28 dicembre 1937.

I GRANDI DEL PASSATO

Mozart da bambino, ad esempio, era gioviale, iperattivo e scriveva lettere con un linguaggio scurrile ed osceno. Questo sotto consiglio della madre che si ipotizza avesse la sindrome di Tourette. Questo è un problema di salute mentale neurologico, caratterizzato da continui tic la cui gravità può variare da estremamente lievi a invalidanti e spesso ad esordio precoce.

Di Beethoven non sappiamo esattamente quando perse l’udito ma al debutto della nona sinfonia che dirigeva di persona, i musicisti gli fecero segno di girarsi per osservare la folla applaudire. Altri compositori come Rossini e Gershwin ebbero gravi problemi di salute mentale che incisero sulla qualità delle loro opere.

SALUTE MENTALE IN TEMPI MODERNI

Se vogliamo pensare ai giorni nostri basta osservare il mondo del pop, dove Syd Barrett, leader dei Pink Floyd, era probabilmente affetto da un disturbo della personalità che non gli consentì di continuare a lavorare nella musica. Inoltre, si ipotizza che l’eccessivo uso di LSD (sostanza psichedelica ad effetto prolungato) abbia peggiorato i suoi problemi di salute mentale.

Kurt Cobain, leader dei Nirvana, soffrì di disturbo bipolare con periodi alternati di euforia e depressione fino al suicidio avvenuto nel 1994, tuttora con “dinamiche poco chiare”.

Negli anni 70 le sostanze stupefacenti entrarono pesantemente nel mondo musicale a tal punto che alcuni dei cantanti più famosi morirono nel fiore dei loro anni come Janis Joplin, Jim Morrison, Jimi Hendrix, Gram Parsons e Brian Jones. Purtroppo per molti anni perdurò il mito secondo il quale le droghe miglioravano la creatività e la felicità, il che ne incrementò l’utilizzo mentre in realtà l’effetto era l’esatto opposto.

Nessuno, infine, può dimenticare la tragica recente scomparsa di Amy Winehouse avvenuta nel 2011, all’età di 27 anni. Amy era considerata una forte esponente del soul bianco insieme ad artisti come Adele e Duffy. La prematura morte fu attribuita inizialmente all’assunzione di alcol e droghe per poi essere attribuita alla bulimia. Non sono ancora chiare le cause definitive del decesso. Una cosa è certa però: la Amy Winehouse Foundation lavora per prevenire gli effetti di abuso di alcol e droga sui ragazzi attraverso un programma di recupero e supporto, affinché i giovani possano comprendere gli effetti della droga e dell’alcol sul cervello.

Comprare droga è come comprare un biglietto per un mondo fantastico, ma il prezzo di questo biglietto è la vita.”

Jim Morrison

 

 

BIBLIOGRAFIA

Maojo Vìctor, (2018), Il cervello musicale, tra neuroscienze, tecnologia e arte, Hachette