Natura sinaptica della memoria: l’Aplysia Californiana

Spesso nei corsi di psicologia generale, la memoria viene trattata purtroppo solo in maniera teorica. Ciò che viene studiato sono solo le diverse classificazioni di memoria a breve termine, a lungo termine, implicita, semantica e così via. Manca completamente, invece, uno studio neuronale, uno studio più pratico.

Ciò nonostante, noi cominceremo dalla teoria.
Innanzitutto, la memoria è definita come la capacità di acquisire, immagazzinare e recuperare informazioni rilevanti.
Viene classicamente divisa in:

  • A lungo termine (MLT), coinvolta nel ricordare eventi lontani nel tempo
  • A breve termine o di lavoro (MBT), che agisce nell’elaborazioni di informazioni recenti, per un massimo di 9 elementi.

MEMORIA: LE SINAPSI DELLA LUMACA DI MARE

Il neuroscienziato Eric Kandel, nei primi anni 2000, volle iniziare a studiare la memoria, da un punto di vista neurofisiologico. Per farlo, scelse proprio la Aplysia californica, l’invertebrato della foto.
Questo animaletto ha, infatti, un sistema nervoso molto semplice e composto da una settantina di neuroni. Grazie alla semplicità delle sinapsi, Kandel ha potuto studiare più facilmente alcuni aspetti della memoria e dell’apprendimento.

Kandel ha dimostrato, nella ricerca che gli ha valso il premio Nobel, la natura sinaptica della memoria. Il contatto sinaptico tra i neuroni può rafforzarsi o indebolirsi a seconda del tipo di stimolo elettrico che riceveva. Le connessioni mnemoniche non sono quindi fisse ed immutabili, ma plastiche.
Per la memoria a lungo termine è necessaria la sintesi di nuove proteine, in quanto si formano nuove connessioni sinaptiche tra i neuroni (cambiamento di struttura sinaptica).

Un ruolo principale nella memoria lo svolge l’ippocampo. Questa regione del sistema nervoso centrale è coinvolta, ad esempio, nel riconoscimento mnestico di odori conosciuti. Nella famosa poesia intitolata “La Madeleine” di Proust, il poeta viaggia indietro nel tempo alla sua infanzia, quando annusa il profumo di un dolce. Proust non lo sapeva ancora, ma il responsabile di questa meravigliosa capacità è proprio l’ippocampo.

Anche una particolare regione del SNC è coinvolta nella memoria. L’amigdala è una ghiandola a forma di mandorla – da cui il nome – che si ritiene essere un centro d’elaborazione nel circuito emotivo. Per giungere all’amigdala, l’informazione può percorrere due vie (modello a due vie):

  • La via breve, rappresenta una “scorciatoia”, dove l’informazione viene soltanto superficialmente analizzata.
  • La via lunga, elabora finemente l’informazione, ma impiega più tempo per farlo.

In risposta a un avvenimento di particolare forza emotiva, il segnale mnemonico prende la “scorciatoia” e è immagazzinato direttamente nella MLT.

Il fenomeno del deja-vù sembra essere collegato a un malfunzionamento di questa fase di transizione, da MBT alla MLT.

NUOVE FRONTIERE DELLA RICERCA SULLA MEMORIA

Inoltre, gli ultimi studi sulle lumache di mare hanno mostrato la possibilità di trasferire i ricordi da un individuo a un altro, sfruttando proprio la natura sinaptica della memoria.

Ma non temete! Prima di sentirvi catapultati dentro un episodio della nuova stagione di Black Mirror, è necessario attendere i risvolti della ricerca futura.

 

BIBLIOGRAFIA

Maravita, A. (2018). Fondamenti anatomofisiologici dell’attività psichica, Poletto.

Marzi, T., Peru, A. (2016). Psicologia generale, McGraw-Hill.