Split: la vera storia di Billy Milligan

In Split, di M. Night Shyamalan, il protagonista è affetto da un disturbo di personalità multipla e rapisce tre adolescenti rinchiudendole in uno scantinato, finchè una di esse non riesce a fuggire via. Nonostante le scene di pura fantasia, il film è ispirato ad una storia vera, la vita di Billy Milligan, l’uomo dalle 24 personalità.

William Stanley Milligan, vero nome di Billy Milligan, è il primo individuo nella storia degli Stati Uniti ad essere dichiarato non colpevole di gravi crimini per ragioni di infermità mentale, in quanto affetto da disturbo da personalità multipla o disturbo dissociativo dell’identità.

L’ARRESTO

Il 27 ottobre 1977 Billy venne arrestato con l’accusa di aver rapito, stuprato e rapinato in piena mattina tre studentesse universitarie. Già nei primi momenti dell’arresto i poliziotti registrano uno strano comportamento dell’indagato: era come un bambino che non capiva cosa stesse succedendo, si agitava, piangeva e giurava di non sapere perché tutta quella gente fosse piombata in casa sua.
Anche nei momenti successivi all’arresto, in fase di interrogatorio, sembrava essere una persona diversa ogni volta: un attimo prima piangeva e parlava debolmente, l’attimo dopo si mostrava arrogante e sicuro di sé.

Tutti questi cambi di personalità vennero alla luce in misura marcata durante il processo. Gli inquirenti iniziarono così  a chiedersi se Billy fosse affetto da qualche patologia mentale.

L’INFANZIA DI BILLY MILLIGAN: LA VERA CAUSA DEL DISTURBO?

William Stanley Milligan nasce il 14 febbraio 1955 a Miami Beach, secondogenito di Dorothy Sands e Johny Morrison, attore teatrale sempre al verde ed affetto da alcolismo. A pochi mesi di vita gli fu diagnosticato un tumore all’esofago, prontamente asportato e curato. Nel primo anno di vita fece dentro e fuori dagli ospedali di Miami, ma riuscì a sopravvivere.
Dopo la nascita della terza figlia Kathy, Johnny fu sopraffatto dalle spese mediche e dai debiti. Giocava e beveva sempre di più. La notte del 19 ottobre 1956, quando Dorothy tornò a casa tardi lo trovò, senza vita, accasciato sul tavolo. In mano teneva ancora una bottiglia di scotch e un flacone di sonniferi vuoto giaceva sul pavimento.

La madre di Billy trovò un nuovo compagno Chalmer Milligan, il quale adottò tutti e tre i figli di lei. Chalmer si rivelò, fin da subito, un patrigno molto duro nei confronti di Billy, picchiandolo e abusando più volte di lui.
Una volta lo seppellì vivo in una buca, che aveva scavato lo stesso Billy, dietro al granaio del patrigno. Fu allora che venne fuori una delle tante personalità.
Già in adolescenza conobbe il carcere, in seguito ad alcune rapine e aggressioni.

LA PRIMA PERSONALITÀ: CHRISTENE

La prima personalità si manifestò a 4 anni, quando Billy si sentiva trascurato dalla madre. Si chiamava Christene, una bambina di tre anni, timida e riservata, che soffriva di dislessia.
Ogni personalità era una specie di risposta ai momenti di forte disagio provati da Billy. Milligan quando si spegneva, mandava “sul posto” un’altra “persona”.
Infatti, come suggerisce il titolo del libro di Keyes (“Una stanza piena di gente”), le personalità di Milligan erano come disposte a cerchio in una stanza e chi faceva un passo avanti, conquistava la coscienza di Billy. Era cioè, la personalità che gli altri vedevano da fuori, nel corpo di Milligan.

Così, quando fu costretto a scavarsi la buca nacque Danny, un ragazzo sempre spaventato, soprattutto dagli uomini.

David, un’altra personalità, veniva fuori in situazioni molto dolorose. Per questo veniva considerato il guardiano del dolore.

Ogni personalità possedeva determinate caratteristiche psicologiche e determinate competenze. Ad esempio, Ragen parlava inglese con forte accento slavo e conosceva il serbo-croato. Arthur leggeva e scriveva fluentemente l’arabo e studiava da autodidatta medicina e biologia. Una delle personalità, Samuel, era ebreo. Billy, infatti, aveva scoperto che il padre aveva origini semitiche.

TUTTE PER UNO, UNO PER TUTTE

Molte delle personalità erano consapevoli di vivere nel corpo di Billy. Per questo ricercavano, come potevano, il suo bene. Chi lo metteva in brutti guai veniva allontanato “dal posto” da Arthur, guardiano della coscienza. Venivano chiamati “gli indesiderabili”. Mentre il rapimento delle tre studentesse era opera di Ragen (contrazione di rage-again e guardiano della rabbia) lo stupro era stata la lesbica Adalana a commetterlo. Fu riconosciuta dalle altre personalità perché soffriva di nistagmo e una delle vittime testimoniò che Billy aveva gli “occhi ballerini”.
Mentre le rapine adolescenti erano state fatte da Philip e Kevin. In seguito, queste furono inserite nelle personalità indesiderate da Arthur. Arthur, infatti, era la personalità che, in tempo di “pace”, si occupava di decidere quale membro della “famiglia” poteva uscire e prendere il controllo di Billy.
Arthur fu il primo a scoprire l’esistenza di tutte le altre “persone” nella testa di Billy.

RITORNO ALLA “NORMALITÀ”?

Alla fine del processo, Billy Milligan fu dichiarato non colpevole per infermità mentale e ricoverato, prima all’Harding Hospital poi, all’Athens Medical Centre.

Come lo psicologo Daniel Keyes spiega nel suo libro, il disturbo da personalità multipla sembra essere in realtà non una disgregazione dell’identità, bensì una mancata integrazione delle varie parti della personalità.
I medici quindi cercarono di portare Billy alla “fusione”.  L’obiettivo era integrare in un’unica personalità tutte le altre riconoscendo, ad ognuna di esse, pari dignità e valore. Per ottenere ciò, trattavano ogni personalità come fossero realmente persone diverse intrappolate in un’unica testa.
Alla fine, Milligan riuscì a raggiungere la “fusione” di tutte le personalità in una sola: il vero Billy Milligan, detto il Maestro, per distinguerlo dal Billy non unito.

Dopo il rilascio ebbe altre ricadute, ma riuscì a riprendersi totalmente. Fondò addirittura una piccola casa di produzione cinematografica. Fu attivo anche in campagne contro la violenza infantile, portando come esempio la sua storia.

“Perché tutti sappiano quali effetti può avere la violenza sui bambini”

Billy Milligan morì il 12 dicembre 2014 per le complicanze di un sarcoma non trattato, all’età di 59 anni.

BILLY MILLIGAN, BRAVO ATTORE O MALATO VERO?

I dottori lo sottoposero a diversi esami neurofisiologici.  A seconda della personalità del momento, Billy presentava un EEG diverso. A volte sembrava quello di un bambino, a volte di un adolescente, altre volte di un adulto. Per alcuni, questa è la prova che non recitasse affatto.
La storia di Milligan, d’altra parte,ci pone di fronte ad un arduo dilemma. Quanto può essere ritenuto colpevole un uomo che agisce sotto il controllo di un disturbo psichico? Quanto è libero di scegliere, insomma, un uomo che commette crimini condizionato dalla propria storia di violenze, abusi e disturbi psichici?

 

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BIBLIOGRAFIA

Keyes, D., Una stanza piena di gente”, Editrice Nord.