Dislessia: una soluzione pratica per leggere di più

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La Dislessia Evolutiva (DE) non è una malattia, ma un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA) relativo alla specifica abilità di saper leggere.

È difficile comprendere questa difficoltà, la Dislessia appunto, in quanto chi è diventato un normolettore ha automatizzato l’abilità di lettura, dimenticando l’enorme fatica compiuta nei suoi primi anni scolastici per raggiungere questo obiettivo.
Il disagio provato dal bambino affetto da dislessia infatti è quello di non riuscire a leggere bene quello che si trova davanti agli occhi, un turbine di lettere su un cielo di carta.
La dislessia non può essere curata in quanto, per l’appunto, non è una malattia. Ma l’abilità di lettura può essere allenata, come qualsiasi altra abilità scolastica, sportiva o umana in generale.

Il fatto è che per leggere meglio servirebbe soprattutto…leggere. È un bel problema questo circolo vizioso. Come si può dunque interrompere questo circolo vizioso e facilitare la lettura di un bambino affetto da dislessia?

DISLESSIA: LA RICERCA

La risposta viene data dal team di Zorzi (Zorzi et al., 2012), pubblicata su PNAS nel 2012: basta lasciare più spazio tra lettere, parole e righe per permettere una lettura più fluida ad un bambino/ragazzo dislessico.

Tutto qui? Ebbene.. si!

Nella ricerca, Zorzi dimostra come la semplice manipolazione dello spazio nei testi permetta un miglioramento della performance di lettura in un campione di bambini affetta da dislessia italiani e francesi. Senza nessun tipo di riabilitazione o potenziamento.

L’EFFETTO CROWDING

La manipolazione della spaziatura va ad intervenire su quell’effetto che nel gergo viene chiamato ”affollamento visivo” (in inglese: crowding): in pratica la persona fa fatica a riconoscere un oggetto quando è circondata da altri oggetti che creano confusione.
Nello specifico, mettetevi davanti ad un libro e osservate il grandissimo numero di lettere presenti per pagina, molte di queste simili tra loro (m-n, p-b, d-b), tutte così vicine. Ecco. I bambini affetti da dislessia sembrano soffrire particolarmente il crowding (Martelli M., Di Filippo G., Spinelli D., & Zoccolotti P., 2009).

UNA SOLUZIONE PRATICA PER LA DISLESSIA

L’effetto crowding può essere arginato nella pratica di tutti i giorni attraverso l’utilizzo di computer e libri digitali, che permettono il pieno controllo del font (ossia del tipo di carattere delle lettere), della spaziatura tra lettere, parole e righe e anche del layout di pagina in generale.
Inoltre, la possibilità di zoomare e interagire con il testo e le immagini presenti, permettono al bambino un apprendimento più attivo, ed un’elaborazione più profonda dell’informazione. Tale elaborazione profonda dell’informazione (Craick, Lockheart, 1972) favorisce inoltre la memorizzazione del materiale da apprendere.
Queste soluzioni pratiche possono avvicinare alla lettura e allo studio molti bambini affetti da dislessia, anche se non possono sostituire un percorso di attenta valutazione da parte di una psicologo specializzato in età evolutiva, seguito da un percorso di riabilitazione/potenziamento di quelle abilità risultate maggiormente carenti.

 

 


Bibliografia

Craik, F.I., & Lockhart, R.S. (1972). Levels of processing: A framework for memory research. Journal of verbal learning and verbal behavior, 11 (6), 671-684.

Martelli, M., Di Filippo, G., Spinelli, D. & Zoccolotti, P. (2009). Crowding, reading, and developmental dyslexia. Journal of vision, 9 (4), 14-14.

Zorzi, M., Barbiero, C., Facoetti, A., Lonciari, I., Carrozzi, M., Montico, M., … & Ziegler, J.C. (2012). Extra-large letter spacing improves reading in dyslexia. Proceedings of the National Academy of Sciences, 109 (28), 11455-11459.

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