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I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: il disagio emotivo nei DSA

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Le diagnosi, e quindi le certificazioni, dei disturbi specifici dell’apprendimento sono in costante aumento. Tendiamo a concentrarci molto sugli aspetti quali la lettura, la scrittura, l’ortografia e le abilità aritmetiche, in quanto sono il nucleo dei DSA. Ma non dobbiamo dimenticarci il pesante impatto che ha la sfera emotiva sulla vita di bambini e adolescenti che soffrono di disturbi specifici dell’apprendimento. Vediamo ora più nel dettaglio le condizioni cliniche dei DSA e il disagio emotivo correlato.

Cosa sono i DSA?

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) sono un gruppo eterogeneo di disturbi di origine neurobiologica dovuti a disfunzione del sistema nervoso centrale (SNC). Sono caratterizzati da difficoltà significative e circoscritte all’acquisizione e all’uso strumentali di lettura, scrittura e calcolo. I bambini e adolescenti con DSA non hanno deficit dello sviluppo intellettivo, il quale è nella norma (Cornoldi, 2012).

I disturbi specifici dell’apprendimento sono persistenti nel tempo e non si andranno mai a ridurre del tutto. All’interno di tale categoria sono stati unificati in una stessa diagnosi i disturbi di:

  • Dislessia.
  • Disgrafia.
  • Disortografia.
  • Discalculia.

La dislessia

È un disturbo specifico della lettura ed è il deficit più comune all’interno dei DSA (Handler e Fierson, 2011). La diagnosi di dislessia non può essere formulata prima della fine della II classe elementare, è necessario che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura. I parametri essenziali per la diagnosi di dislessia sono la rapidità misurata in base al tempo di lettura di brani, parole o sillabe, e la correttezza misurata in base al numero di errori di lettura e scrittura (Guidetti et al., 2016).

La disgrafia e la disortografia

Sono entrambi disturbi specifici dell’apprendimento della scrittura, ma mentre la disgrafia riguarda più prettamente la natura grafomotoria della scrittura, la disortografia interessa la parte più linguistica (errori di ortografia). I disturbi della scrittura si associano quasi sempre alla dislessia.

Una disgrafia può essere l’esito di un apprendimento e automatizzazione di strategie inappropriate. Mentre, invece, bambini con disortografia fanno molti errori fonologici (non viene rispettato il rapporto tra fonema e grafema, es. “folpe” anziché “volpe) ed errori ortografici (es., “squola” anziché “scuola”).

La discalculia

È un disturbo specifico delle abilità aritmetiche e numeriche. Spesso si associa ad altri disturbi specifici dell’apprendimento, come la dislessia. Nei bambini con discalculia il danno può interessare il sistema del calcolo (simboli operazionali, procedure, fatti aritmetici) o il sistema dei numeri (comprensione e produzione verbale di numeri arabi e in cifre).

La diagnosi di discalculia non può essere formulata prima della III elementare, è necessario che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di calcolo. La valutazione del disturbo fa riferimento alla correttezza e alla rapidità nelle diverse abilità aritmetiche.

Il disagio emotivo nei DSA

I disturbi specifici dell’apprendimento compaiono in maniera inaspettata generando sconcerto negli adulti e frustrazione e disorientamento nei bambini (Stella, 2004). Il disagio emotivo che si accompagna ai DSA spesso è causato da:

  • elevate richieste scolastiche cui prima il bambino non era abituato a ricevere;
  • dal confronto con i coetanei che presentano abilità migliori delle loro;
  • dalle aspettative dei genitori che, essendo inaspettata la manifestazione di un DSA, hanno delle aspettative un po’ più elevate rispetto alle performance del bambino.

Il disagio psicologico associato, la scarsa autostima e le strategie di adattamento messe in atto vengono scambiate e attribuite a scarso impegno, pigrizia e svogliatezza. In realtà, questa stanchezza è reale, ma è una stanchezza mentale dovuta a un sovraccarico cognitivo a cui è soggetto un bambino con disturbo specifico dell’apprendimento.

Inoltre, bambini e ragazzi con DSA si percepiscono inferiori e incapaci rispetto ai coetanei, iniziano a maturare un senso di colpa molto forte in quanto si sentono responsabili delle proprie difficoltà. In seguito alle continue sollecitazioni da parte degli adulti, ritengono che nessuno sia soddisfatto di loro, né i genitori né gli insegnanti. Spesso non trovano soddisfazione neanche nelle attività extrascolastiche poiché le lacune percettivo-motorie possono non farli eccellere nello sport e non renderli pienamente autonomi nella quotidianità (Pratelli, 2012).

Infine, i bambini e ragazzi con DSA, per non percepire il proprio disagio emotivo, mettono in atto meccanismi di difesa che non fanno che aumentare il senso di colpa, come il forte disimpegno (es., “Non leggo perché non ne ho voglia!”) o l’attacco attraverso atteggiamenti disturbanti, oppositori e aggressivi. Talvolta, il disagio emotivo è talmente elevato da annientare il soggetto ponendolo in una condizione emotiva di forte inibizione e chiusura (Pratelli, 2012).

Dal disagio emotivo nei DSA ad altri disagi

Un’altra manifestazione di disagio emotivo può essere rappresentata da atteggiamenti di rifiuto verso la scuola, i genitori e i pari. I comportamenti adottati possono essere sia esternalizzanti che internalizzanti:

  • Comportamenti esternalizzanti à il bambino con DSA presenterà aggressività, problemi nella concentrazione, impulsività e iperattività;
  • Comportamenti internalizzanti à riscontreremo bambini con DSA che sperimentano ansia e preoccupazioni eccessive, irrequietezza, facile affaticabilità, difficoltà a concentrarsi, irritabilità, tensione muscolare e sonno disturbato.

Infine, i disturbi specifici di apprendimento possono generare ansia sociale e alterazioni rispetto al concetto di sé e all’autoefficacia percepita. La presenza di sintomi riconducibili all’ansia scolastica è presente in circa il 70% dei bambini con DSA.

Dal disagio emotivo al ruolo dei genitori con figli DSA:

In famiglia non si respira un’aria migliore: per molti genitori la scuola è molto importante e le aspettative sono alte.

Spesso i genitori non riescono a comprendere tutti quei “perché” che stanno dietro alle difficoltà dei bambini con DSA e intraprendono delle azioni che si rivelano più dannose e frustranti che positive e di aiuto. Ad esempio, sottopongono i propri figli a lezioni di recupero pomeridiani estenuanti, vengono elargite punizioni e addirittura viene cambiata la scuola sostenendo che sono le maestre a non essere in grado di comprendere il loro figlio.

Dunque, cosa può e deve fare il genitore per aiutare effettivamente il proprio figlio con disturbi specifici dell’apprendimento e prevenire e contenere un eventuale disagio emotivo?

Come prima cosa è utile cercare uno psicologo specializzato nei DSA, essere sincero nel rispondere alle domande dei figli, condividere con il bambino/ragazzo il motivo della visita, spiegarli cosa lo psicologo farà e soprattutto assicurargli che non ci sarà nessun voto o giudizio. Poter dare un nome alle proprie difficoltà per i bambini e ragazzi con DSA può essere un sollievo.

Infine, è estremamente importante (Donato, 2014):

  • Che i genitori imparino ad accettare i limiti dei loro figli e che lo insegnino anche a loro.
  • Lavorare sui punti di forza.
  • Evitare di fare i confronti con gli altri figli e con i compagni di classe.
  • Incoraggiare e lodare i comportamenti dei propri figli, sostenendoli nei momenti più critici-
  • Dimostrare stima e avere fiducia nelle loro capacità di crescita.
  • È importante proporre loro “sfide ottimali” (Cornoldi e Zaccaria, 2011), adeguate alle loro personali capacità.
  • Accettare i fallimenti, ma non impedire ai propri figli attività o situazioni che possono facilitare l’insorgere di emozioni disfunzionali.

Conclusioni

Ricapitolando, quindi, l’insuccesso prolungato genera scarsa autostima e mancanza di fiducia nelle proprie possibilità che può sfociare in un disagio emotivo, il quale, nel tempo, può aggravarsi. Il bambino/ragazzo con DSA vive quindi il proprio problema a tutto tondo e ne rimane invischiato fino a che non viene elaborata una diagnosi che permette di fare chiarezza (Pratelli, 2012).

Fondamentale è quindi la vicinanza e il sostegno dei genitori affinché i propri figli possano incrementare il loro senso di autoefficacia e prendere consapevolezza dei loro punti di forza accettando serenamente i loro limiti.


Bibliografia

Di Pietro, M. & Bassi, E. (2013) L’intervento cognitivo-comportamentale per l’età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento, In Edizioni Erickson.

Donato, C. (2014) I disturbi dell’apprendimento e l’autostima, In Al passo di ciascuno.

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