La mente che brucia i ricordi: la malattia di Alzheimer

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Tutti almeno una volta nella vita abbiamo sentito la parola “Alzheimer”, ma siamo sicuri di saperne abbastanza?

Nel 1907 Alois Alzheimer, psichiatra e neuropatologo tedesco ne descrisse i sintomi dopo aver osservato le alterazioni strutturali del cervello di una donna di 50 anni affetta da una patologia mentale. In onore della scoperta dello psichiatra, il collega E. Kraplin la definì per la prima volta “malattia di Alzheimer”.

COS’È  L’ALZHEIMER?

“Gli animali si ammalano, ma solo l’uomo cade radicalmente in preda della malattia”.
Oliver Sacks

La malattia di Alzheimer è una malattia neurodegenerativa molto comune che colpisce soprattutto la popolazione anziana, in particolare il sesso femminile. Un ruolo importante viene associato anche ai fattori genetici e alla familiarità. Durante l’invecchiamento, la probabilità di comparsa della malattia è del 20/40% nella popolazione mondiale.

QUAL È LA SINTOMATOLOGIA INIZIALE DELLA MALATTIA?

Inizialmente compaiono i primi problemi di memoria che tendono a passare inosservati, ma gradualmente questa diminuzione di memoria porta a vere e proprie amnesie che possono essere molto pericolose se l’anziano vive in casa da solo. In alcune persone la comparsa di afasia (difficoltà nell’uso del linguaggio) rende l’Alzheimer più facile da identificare ma quando sopraggiungono deficit cognitivi quali disorientamento, afasia, aprassia (difficoltà nell’articolare movimenti volontari) e alterazione del ritmo sonno-veglia, è bene comprendere che conoscere la diagnosi del problema, aiuta il paziente e i familiari nella gestione quotidiana del morbo. Nell’ultima fase della malattia, il malato diventa incontinente, sviluppa problemi di deglutizione e non riconosce più i suoi cari.

IL MALATO È CONSAPEVOLE DELLA MALATTIA?

È difficile rispondere a questa domanda in quanto la soggettività gioca un ruolo molto importante per la consapevolezza della malattia. Alcune persone sono in grado di comprendere che la loro memoria inizi a divenire deficitaria e questo crea loro stati d’ansia, senso di frustrazione e crisi di angoscia. Altre persone invece, sviluppano la cosiddetta “anosognosia” ovvero l’inconsapevolezza della malattia. In qualsiasi caso, una valutazione neuropsicologica è consigliabile per identificare le difficoltà incontrate dal paziente e per stabilire una riabilitazione volta al mantenimento delle capacità cognitive, in quanto è difficile ottenere un miglioramento in taluni casi.

QUALI SONO LE PRINCIPALI CAUSE DELL’ALZHEIMER?

La causa diretta è l’accumulo in alcune aree del cervello di due proteine presenti nel tessuto nervoso:

  • Proteina beta-amiloide.
  • Proteina tau.

La proteina beta-amiloide si aggrega in maniera anomala provocando formazioni extracellulari, dette placche amiloidi che distruggono i neuroni. La proteina Tau invece, genera aggregati all’interno delle cellule neuronali, provocandone alterazioni funzionali e causandone una lenta distruzione.
Nelle autopsie si osserva un’atrofia della corteccia e un’importante degenerazione dell’ippocampo (regione del lobo frontale implicata nella memoria).
Una volta ipotizzata la possibilità della malattia, il percorso diagnostico è il seguente:

  • Visita neurologica dove il medico attraverso esami diagnostici e strumentali valuta la presenza di deficit e il loro grado di severità.
  • Risonanza magnetica, utile per individuare le alterazioni strutturali dovute ad atrofia.
  • Esame del liquor cerebrospinale mediante una puntura lombare.
  • PET (tomografia a emissione di positroni), per evidenziare eventuali alterazioni metaboliche del cervello.

Il paziente con Alzheimer è molto difficile da gestire pertanto una corretta valutazione neuropsicologica permette anche di improntare un sostegno ai familiari attraverso dei consigli sulla gestione dello stesso. È importante inoltre, che il malato lasci disposizioni ai familiari prima che le sue funzioni cognitive decadano inesorabilmente.

 

 


Bibliografia

Vallar, G. et al. (2018) Manuale di neuropsicologia, Bologna, il Mulino.

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