comportamentismo-e-esperimento-piccolo-albert

Il comportamentismo e l’esperimento del “piccolo Albert”

Condividi l'articolo!

L’esperimento del “piccolo Albert” condotto da Whatson e Rayner, basato sui principi del comportamentismo, è uno degli studi più controversi e dibattuti nel campo della psicologia.

Che cos’è il comportamentismo?

Il comportamentismo è una corrente sviluppatasi nel campo della psicologia tra il 1913 e il 1930, il cui padre fu proprio l’americano Jhon B. Watson. Noto anche come “Behaviourismo” che è basato sullo studio scientifico del comportamento, in modo specifico su quegli aspetti direttamente osservabili dell’attività mentale.

Watson considerava la mente umana come una “Black Box” (Scatola Nera), le cui funzioni interne erano inconoscibili, contrariamente a quanto esprimeva la psicologia classica, la quale considerava l’apprendimento come processo interno.

Secondo la definizione di “Scatola Nera” e la teoria di Watson, la psicologia per essere considerata veramente scientifica doveva concentrarsi nello studiare il comportamento manifesto degli individui e non gli stati mentali, i quali, essendo profondamenti interiori non potevano essere analizzati oggettivamente.

L’esperimento del “piccolo Albert”

Jhon B. Watson e Rosalie Rayner nel 1920 condussero un esperimento di condizionamento sul neonato Albert B.

Watson e Rayner intrapresero questo studio per rispondere a 3 domande fondamentali:

  1. Può un bambino essere condizionato ad aver paura di un animale se esso appare contemporaneamente ad un suono forte e spaventoso?
  2. Questa paura potrebbe essere trasferita ad altri animali o oggetti inanimati?
  3. Per quanto persisterebbero tali paure?

I due studiosi scelsero appunto un neonato di appena 9 mesi, chiamato Albert B., descritto da loro come un bambino “sano” e “imperturbabile”.

A circa 9 mesi Albert fu testato e giudicato nel non mostrare nessuna paura quando osservava un certo numero di animali vivi (un ratto, un coniglio, un cane e una scimmia) e vari oggetti inanimati (cotone, maschere umane e un giornale in fiamme).

Due mesi dopo aver testato Albert, che apparentemente aveva mostrato delle reazioni incondizionate ai vari stimoli, Watson e Rayner tentarono di condizionare il bambino ad aver paura di un ratto bianco. Il condizionamento è stato eseguito presentando un ratto bianco ad Albert seguito da un forte rumore metallico, causato da martello o una barra metallica, ogni volta che il piccolo toccava l’animale. Vennero fatti sette accoppiamenti tra la presentazione del ratto e il rumore (in due sessioni, a una settimana di distanza). Successivamente il piccolo Albert reagì con il pianto e l’evitamento quando il ratto gli fu presentato nuovamente senza il forte rumore.

Successivamente, in riferimento alla seconda domanda che si erano posti, gli autori fecero una scoperta. La risposta condizionata alla paura si era generalizzata ad altri animali, allargandosi verso anche stimoli inanimati.

Conclusioni dell’esperimento del piccolo Albert

Watson e Rayner avrebbero voluto anche verificare il processo inverso, ovvero, la desensibilizzazione di Albert nei confronti degli stimoli presentati. Questo non avvenne, perché, per fortuna, il bambino lasciò la sperimentazione.

Da un punto di vista teorico, lo studio sul piccolo Albert certamente ha fornito un’analisi empirica del comportamento e dello sviluppo emotivo che Watson aveva costruito nel corso degli anni. Ma in termini di etica, questo tipo di sperimentazione ha lasciato molte perplessità. Stiamo parlando di uno studio avvenuto negli anni ’20 e di certo al giorno d’oggi questa strada non è più percorribile nel mondo scientifico e della ricerca.


Bibliografia

Harris, B. (1979). Whatever happened to little Albert?. American psychologist, 34(2), 151.

Articoli sempre aggiornati sul mondo della Psicologia

Direttamente nella tua casella di posta!