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L’influenza dell’alessitimia nei disturbi della condotta alimentare

L’influenza dell’alessitimia nei disturbi della condotta alimentare è rappresentativa della stretta relazione tra fattori psicologici e fattori somatici, dunque tra mente e corpo.

Evidenze scientifiche mostrano che il deficit alessitimico, cioè lincapacità di elaborare cognitivamente le emozioni e di differenziarle, sia in intima connessione con la salute fisica e psicologica attraverso molte vie. Una di queste è rappresentata da specifici comportamenti alimentari che possono evolvere in veri disturbi (come l’anoressia nervosa, bulimia o il binge eating disorder), messi in atto nel tentativo di gestire la disregolazione emotiva.

IL CONCETTO DI ALESSITIMIA

L’alessitimia non è una sindrome, né un costrutto ben delineato. Può essere definita come una dimensione di personalità che si evidenzia in modo più o meno marcato a seconda dell’individuo o in relazione ad eventi di vitaIl concetto di alessitimia (dal greco a- “mancanza”, lexis-“parola” e thymos-“emozione”) fu identificato da Peter Sifneos, che descrisse una serie di caratteristiche osservate nei pazienti psicosomatici che includevano:

  • Difficoltà nell’identificare i sentimenti;
  • Fatica a differenziare tra stati affettivi e componente somatica dettata dall’attivazione emotiva;
  • Difficoltà a descrivere e comunicare le emozioni;
  • Povertà di fantasia;
  • Uno stile cognitivo orientato all’esterno (cioè senza investiture affettivamente sulla realtà esterna);

Oltre alla componente cognitiva, il concetto di alessitimia è studiato attraverso strumenti di neuroimaging che hanno evidenziato il legame tra questo deficit e la disregolazione delle regioni cerebrali prefrontali e anteriori come la corteccia del cingolo(implicata nelle afferenze sensoriali ed alla elaborazione emozionale), confermando ancora una volta l’interrelazione tra aspetti psicologici e somatici.

In una cornice teorica cognitiva, l’influenza dell’alessitimia nei disturbi della condotta alimentare può essere interpretata come l’intolleranza agli stati d’animo generati da preoccupazioni eccessive inerenti al proprio aspetto corporeo (l’immagine corporea). Difatti, la maggior parte delle ricerche che si sono focalizzate sui disturbi della condotta alimentare hanno riscontrato livelli più alti di alessitimia in individui con disturbi della condotta alimentare rispetto agli individui del gruppo di controllo (senza disturbi) (Nowakowski et al., 2013).

Dalle scoperte effettuate in anni di ricerca, alcuni autori hanno sviluppato diverse teorie sul ruolo delle emozioni in questi disturbi. Una delle ipotesi suggerisce che le persone, dettate da credenze disfunzionali, mettano in atto comportamenti alimentari disfunzionali (ad es. abbuffatte o diete estreme), come modo per evitare o fronteggiare l’incapacità di comprendere e comunicare le proprie emozioni. A conferma di quanto appena detto, studi condotti con campioni universitari non clinici hanno scoperto che livelli più elevati di comportamenti alimentari disfunzionali (ad es. abbuffate, restrizioni dietetiche, esercizio fisico eccessivo) sono associati a punteggi più alti sulle difficoltà a identificare i sentimenti della TAS-20 (Nowakowski et al., 2013); ovvero uno strumento psicometrico che indaga i livelli di alessitimia.

QUALE RUOLO GIOCA L’ALESSITIMIA NELLO SVILUPPO DEI DISTURBI DELLA CONDOTTA ALIMENTARE?

Anche se un solido corpus di letteratura dimostra la presenza di alessitimia nelle persone con disturbi dell’alimentazione, rimane molto dibattito intorno ai sui meccanismi. 

Poche ricerche hanno esaminato in modo specifico il potenziale ruolo eziologico dell’alessitimia in questi disturbi. Inoltre i pochi studi effettuati si sono concentrati sulla correlazione con il maltrattamento durante l’infanzia. Attraverso studi condotti su campioni universitari non clinici, il maltrattamento infantile è stato indirettamente associato ai sintomi dei vari disturbi della condotta alimentare mediante le sue relazioni con alessitimia e depressione (Nowakowski et al., 2013).

Ad esempio, Mazzeo ed Espelage (2002) hanno scoperto che un elevato conflitto familiare assieme ad una bassa coesione familiare erano significativamente associati all’abuso e all’abbandono fisico ed emotivo durante l’infanzia. Inoltre l’associazione tra maltrattamento infantile e sintomatologia da disturbi della condotta alimentare era completamente mediata da alessitimia e depressione. Questi studi suggeriscono che, sebbene l’alessitimia sia significativamente correlata alla depressione, essa è un costrutto indipendente e con una specifica influenza.

In conclusione, l’influenza dell’alessitimia nei disturbi della condotta alimentare è confermata da evidenze scientifiche che accuratamente mostrano che le persone con questi disturbi trovano difficoltà nell’identificare e descrivere le emozioni, mettendo in luce ruolo degli affetti e delle emozioni per il trattamento di questi disturbi e per il benessere psicologico e finisco di ogni persona.

 

 


BIBLIOGRAFIA:

Nowakowski, M.E., McFarlane, T. & Cassin, S. (2013). Alexithymia and eating disorders: a critical review of the literature. J Eat Disord. 1-21.

Mazzeo, S.E. & Espelage, D. L. (2002). Association between childhood physical and emotional abuse and disordered eating behaviors in female undergraduates: An investigation of the mediating role of alexithymia and depression. Journal of Counseling Psychology, 49(1), 86.