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Neuroplasticità: la plasticità del cervello

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Il cervello è un organo dotato di neuroplasticità in quanto riesce ad adattarsi e modificarsi grazie ai neuroni che possono creare o interrompere connessioni sinaptiche attraverso l’esperienza, l’apprendimento o l’abitudine.

Le connessioni sinaptiche stabili e di lunga durata vengono chiamate “memorie sinaptiche” o “memorie corticali”. Si ritiene che esse siano la causa della codifica e della memorizzazione delle informazioni nel corso della nostra vita.

Santiago Ramon y Cajal affermò che “Ogni uomo può essere, se lo vuole, lo scultore che dà forma al proprio cervello” come incoraggiamento del fatto che l’essere umano è fatto per imparare e plasmare sé stesso attraverso le reti neurali.

LE TEORIE DELLA NEUROPLASTICITÀ

Il principio di Hebb è fondamentale per comprendere la neuroplasticità. Secondo questo processo, la connettività di due neuroni aumenta se entrambi si eccitano ripetutamente in modo sincrono o simultaneo. Inoltre, i neuroni che sono in contatto e scaricano contemporaneamente, tendono a rafforzare il loro legame, diversamente da quelli che si eccitano in tempi differenti, che perdono di connettività.

Hebb ha dato spunto per lo studio del potenziamento e della depressione sinaptica a lungo termine. Nella depressione sinaptica si assiste ad un indebolimento delle sinapsi che collega due neuroni. Nel potenziamento invece, vi è un aumento delle sinapsi. Il rapporto tra depressione e potenziamento è fondamentale per l’equilibrio della connettività cerebrale e si ipotizza che questi processi coinvolgono la rete cerebrale dal punto di vista funzionale e dinamico.

Questa teoria presuppone una relazione diretta tra la neuroplasticità e i fenomeni relativi alle interazioni delle reti neurali che possono essere osservate con le tecniche di neuroimaging. La costruzione e la distribuzione di connessioni funzionali potrebbero dipendere dalla capacità di modulazione sinaptica.

Questo fattore è importante per comprendere anche l’apoptosi (morte) cellulare.

IL RUOLO DELLE NEUROSCIENZE

Le neuroscienze utilizzano tecniche diverse per studiare la neuroplasticità e questo è fondamentale per prevenire e trovare soluzioni qualora vi siano delle malattie come l’Alzheimer. La RMfc (risonanza magnetica a connettività funzionale) o la stimolazione transcranica permettono di creare esperimenti sulla modulazione delle reti cerebrali e grazie a ciò è possibile osservare i meccanismi di plasticità. Comprendere i meccanismi di neuroplasticità negli esseri umani è fondamentale per le malattie neurodegenerative e per creare nuovi farmaci.

“La più grande scoperta della mia generazione è che gli esseri umani possono modificare la propria vita modificando il proprio atteggiamento mentale.” (William James)


BIBLIOGRAFIA

Sepulcre, J. (2018). Reti neurali e plasticità funzionale: il cervello che cambia e si adatta, Milano, Hachette.

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