Il segreto del mental training

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Il segreto del mental training? Chi parla di segreti della mentalità vincente e cose simili ha già commesso un errore madornale in partenza.

Non ci sono segreti o magiche scorciatoie per arrivare ad essere realmente competitivi, in qualunque tipo di allenamento. Prima di tutto, bisogna allenarsi.

Vuoi avere dei grandi pettorali o dei glutei di marmo? Iscriviti in palestra, allenati e segui una dieta bilanciata per anni. Vuoi la mentalità vincente? Bene, allora smetti di leggere e vai a cercare altrove.

Con questo articolo, non ho la presunzione di essere “formativo”, bensì “informativo”, di dare un’idea scientifica dell’ambito proposto. Scopriremo che è possibile, attraverso l’allenamento mentale:

  • Indurre un rilassamento/attivazione ideale alla performance.
  • Migliorare un gesto motorio da fermo.

Prima di tutto, però, una specifica. L’allenamento mentale, in realtà non è solo mentale, ma psicofisiologico. Quando noi andiamo a lavorare, per esempio, con tecniche di motor imagery, il nostro corpo ha una determinata reazione fisiologica alle immagini mentali create.
Allo stesso modo, l’allenamento fisico non è solo fisico. Vari studi dimostrano che lo sport influisce positivamente sulle funzioni esecutive, ovvero le più alte funzioni dell’essere umano: memoria di lavoro, attenzione, concentrazione, etc…

Quindi, allena il corpo per allenare la mente, e allena la mente per allenare il corpo. Fallo duramente, per un motivo di crescita personale, per raggiungere il tuo sé ideale. Ti piacerebbe? Rivolgiti ad un professionista.

MENTAL TRAINING, RILASSAMENTO, ATTIVAZIONE E PERFORMANCE

Essere rilassati è sempre una buona cosa, giusto? SBAGLIATO!

Dipende dal caso specifico.
Esistono atleti che prima della performance hanno un elevato stato di attivazione, che si esprime a livello fisiologico in battito cardiaco accelerato, sudorazione palmare eccessiva, temperatura corporea elevata. In questo caso, sarebbe utile allo sportivo intraprendere un percorso di mental training. Perché?

In questo modo, sarà per lui possibile indurre uno stato di rilassamento, abbassando lo stato di attivazione eccessivamente elevato. Possono esservi invece casi contrari, in cui l’atleta è troppo rilassato, non si sente concentrato. Sempre attraverso determinate tecniche di allenamento “mentale”, è possibile aumentare lo stato di attivazione, dando all’atleta una “scossa”, per renderlo pronto e concentrato. Non sono riuscito a spiegarmi? Goditi questo esempio:

Con il mental training, bisognerebbe raggiungere stato di attivazione ottimale. Cosa significa? Immagina i nostri antenati che, quindicimila anni fa, si preparano ad una battuta di caccia. I maschi salutano le femmine, imbracciano le lance e partono per la pianura. Essi sanno che c’è in ballo molto di più di un pezzo di carne: in quel pericoloso mondo, infatti, l’uomo non è in cima alla catena alimentare. Una questione di vita o di morte. Ammazzare, o essere uccisi. Questo è lo stato di arousal ottimale, una sorta di killer instinct che pervade l’atleta, concentrato sugli obiettivi, sul gesto tecnico, sulla partita, come un cacciatore sempre all’erta che lotta per sopravvivere.

MENTAL TRAINING: MUOVERSI RIMANENDO IMMOBILE

Sarebbe possibile, secondo te? Ti è mai capitato di immaginare un gesto qualsiasi, prima di farlo? Se conosci bene quel gesto, anche se immobile, avrai sicuramente sentito vibrare la muscolatura. Secondo la teoria psiconeuromuscolare (Jacobson, 1930), le aree cerebrali attivate durante un movimento reale, sono le stesse che si attivano durante immagini di eseguire quel gesto, con una forza minore. In parole povere, per il tuo cervello non c’è differenza tra eseguire un movimento che conosci nella realtà o nella tua mente.

Da qui una considerazione. Secondo la scienza del movimento, l’automatizzazione del gesto implica una continua ripetizione. Più ci eserciteremo in un gesto (calciare col piede destro, pattinare, macinare reps sulla panca piana) più diventeremo bravi. Con l’esperienza aumenta la nostra conoscenza di quel particolare gesto.

Ora, la differenza tra ripetizione reale e “nella mente” per il nostro cervello non è così marcata, sarebbe possibile allenare il gesto tecnico nella mente, ottenendo dei benefici nella realtà? Si. Le ricerche a supporto di questa ipotesi sono molte, sia su bambini (Rehbein, Doussoulin, 2011), che su adulti, in compiti motori semplici come il mantenimento dell’equilibrio (Ryan, Simons, 1982) e nello sport (Guillot et al., 2012).

Ma cosa vuol dire immaginare?
Innanzitutto, sarebbe opportuno ricreare tramite apposite tecniche il contesto desiderato (per esempio, un atleta che voglia sconfiggere l’ansia pre calcio di rigore, immaginerà una finale importante, una palla, il portiere avversario, il rumore dei tifosi sugli spalti, etc…).

Il gesto, come abbiamo accennato in precedenza, dev’essere conosciuto dall’atleta. Secondo il triple code model di Ashen, le immagini mentali efficaci hanno tre importanti requisiti: immagine di per sé, risposta somatica, significato. Ogni azione porta con sé in significato personale, una determinata sensazione, legato sia al gesto che al contesto.

Se siete novizi, e volete avvicinarvi al mondo del mental training, consiglio la lettura di il mental training nello sport, un libricino di facile comprensione e lettura. Se invece siete già a conoscenza del know-how relativo ad esso, niente libri divulgativi! Buttatevi sulla letteratura scientifica riguardante performance e psicofisiologia.


BIBLIOGRAFIA

Bochiaro, M. (2004). The use of imagery by collegiate athletes during their off-season (Doctoral dissertation, Miami University).

Brugnoli, M. P., Ballini, M., & Zanini, M. (2004). Il mental training nello sport: ricerca sull’efficacia del mental training legata alla prestazione di forza con esecuzione del test di Bosco. Mental training in sport: search about efficacy of mental training and strenght performance in relationship with Bosco’s test). Acta Hypnologica, 7(2-3), 12-18.

Doussoulin, L. Rehbein (2011). Motor imagery as a tool for motor skill training in children, Motricidade 7(3):37-43

Guillot, A., Genevois, C., Desliens, S., Saieb, S., & Rogowski, I. (2012). Motor imagery and ‘placebo-racket effects’ in tennis serve performance. Psychology of Sport and Exercise, 13(5), 533-540.

Ryan, E. D., & Simons, J. (1982). Efficacy of mental imagery in enhancing mental rehearsal of motor skills. Journal of Sport Psychology, 4(1), 41-51.

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