Memoria: chi dimentica l’11 settembre 2001?

La memoria è la capacità di accumulare informazioni e di recuperarle nel corso del tempo. I nostri ricordi identificano chi siamo, cosa pensiamo e raccontano le esperienze della nostra vita.

I processi della memoria sono:

  • Codifica: il processo che ci permette di trasferire in memoria ciò che percepiamo, pensiamo e sentiamo,
  • Immagazzinamento: il processo che ci permette di conservare le informazioni nella memoria per lungo tempo,
  • Recupero: il processo che riporta alla mente le informazioni che sono state precedentemente codificate e immagazzinate.

“Ti telefono perché non voglio che ti preoccupi quando sentirai cos’è successo. Un aereo è caduto sulla nostra Torre. Non agitarti, sto bene. Stiamo evacuando l’edificio. Devo andare.”
(Chiamata dalle Torri Gemelle)

Se chiedessimo a qualcuno cosa stesse facendo durante l’attentato delle Torri Gemelle avvenuto a New York l’11 settembre 2001, probabilmente riceveremmo una risposta vivida e dettagliata, intrisa di emozione e ansia. Ci si chiede allora quali siano i fattori scatenanti di tali ricordi.

Studi condotti in laboratorio hanno rilevato che le esperienze che sono associate a forti emozioni tendono ad essere ricordate meglio di quelle non emozionali. Il ricordo di immagini spiacevoli è più accurato rispetto al ricordo di immagini neutre (Ochsner, 2000). Talvolta la reminiscenza può dar vita alla persistenza, vale a dire il ricordo intrusivo di avvenimenti che vorremmo poter dimenticare. Essere in grado di richiamare alla mente dei ricordi è considerato un fattore positivo ma a volte può essere un vero e proprio incubo. I ricordi intrusivi sono la conseguenza di esperienze con alto grado di attivazione emozionale che porta a generare ricordi vividi e persistenti. I ricordi lampo (flash bub memories) sono ricordi dettagliati di quando e dove siamo venuti a conoscenza di eventi scioccanti. La maggiore causa è da individuarsi nell’attivazione emozionale provocata da eventi drammatici come quello dell’11 settembre.

COSA ACCADE ALLA MEMORIA NEL CERVELLO QUANDO VIVIAMO ESPERIENZE TRAUMATICHE?

Un ruolo fondamentale è dato dall’amigdala, una struttura situata nelle regioni interne del lobo temporale e che risponde intensamente agli eventi che provocano arousal (attivazione) emozionale. I pazienti con lesioni all’amigdala non ricordano gli eventi drammatici meglio di quanto ricordino quelli non drammatici (Cahill e McGaugh, 1998). L’amigdala influenza i sistemi ormonali che vengono attivati al massimo nel momento in cui avviene l’evento emozionale. Il rilascio di questi ormoni correlati allo stress, come l’adrenalina e il cortisolo, attiva il cervello e il corpo, preparandoli a far fronte a fonti stressanti o minacce. Inoltre, questi ormoni potenziano anche la memoria dell’esperienza (LeDoux,1996).
Nel caso in cui l’amigdala si danneggi, essa non rilascia più gli ormoni e la memoria non produce i ricordi lampo. Qualora una persona non riesca a superare un evento traumatico (terremoto, lutto, violenze, ecc) potrebbe sviluppare un PTSD (disturbo post traumatico da stress) che, se non trattato, può portare a conseguenze dannose per la persona.

MEMORIA: SI PUÒ DIMENTICARE?

È molto noto il caso descritto in letteratura da Oliver Sacks sul paziente Henry Gustav Molaison che d’ora in poi chiameremo H.M.. A 27 anni gli furono asportate chirurgicamente delle sezioni del lobo temporale affinché migliorasse l’epilessia non trattabile farmacologicamente che andava peggiorando progressivamente (Scoville e Milner, 1957). Dopo l’operazione, H.M riusciva a conversare e capire il linguaggio pertanto si pensava che l’intervento fosse andato a buon fine. L’unica cosa che H.M. non riusciva a fare era la creazione di nuovi ricordi. La sua vita era rimasta alla data del giorno dell’intervento. Se gli si chiedeva quanti anni avesse, lui rispondeva sempre di avere 27 anni, nonostante gli anni trascorsi. La sua vita era rimasta al 1953 e vi rimase fino al giorno della sua morte avvenuta il 2 dicembre 2008.

Cosa accade ad H.M.?

L’asportazione chirurgica eliminò anche l’ippocampo, una sezione del cervello deputato all’inserimento di nuove informazioni nella memoria a lungo termine. H.M. perciò, soffrì di amnesia anterograda ovvero l’incapacità di trasferire nuovi ricordi dal deposito a breve termine al deposito a lungo termine. Grazie a questo paziente, le ricerche sulla memoria si fecero sempre più numerose e furono scoperte le funzioni cerebrali dell’ippocampo. Ci si chiede se lui fosse consapevole della sua incapacità di ricordare ma dato che non poteva immagazzinare nuovi ricordi, dopo qualche secondo dalla notizia, tragicamente dimenticava tutto.


BIBLIOGRAFIA

Schacter, Gilbert, Wegner. (2010). Psicologia generale, Bologna, Zanichelli.