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Psicologia delle Fake News: perchè questi meccanismi funzionano?

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La psicologia e i meccanismi psicologici delle fake news ingannano il cervello umano, l’organo perfetto almeno così dicono. Milioni di neuroni, di potenziale elettrochimico, che si esprime per mezzo di comportamenti, intuizioni e, ovviamente, lampi di genio.

L’uomo è tuttavia per sua natura limitato e così lo sono le sue risorse cognitive. Così può capitare che anche il più intelligente, navigando sui social si imbatta in una notizia assurda. Così assurda e tanto incredibile da meritare almeno una condivisione su Facebook o Twitter dalla quale nasceranno poi dibattiti infiniti, con tanto di insulti e amicizie rovinate.

Già… e immagina se quell’informazione, seme inconsapevole della distruzione dalla quale tutto è nato, sia falsa. Ogni giorno centinaia di migliaia di fake news nascono e vengono condivise da ignari esseri umani.

C’è un sacco di spazzatura in giro. Ogni secondo ne spunta una nuova. Le motivazioni principali riguardano il denaro e il raggiungimento di scopi politici o socio-economici. E non c’è bisogno di gridare al complotto.

Nell’articolo di oggi affronteremo l’argomento, approfondendo la psicologia e i meccanismi che ci sono che rendono tali notizie tanto irresistibili quanto potenzialmente più credibili della realtà. Prima di tutto, però, è lecito chiedersi: da dove nasce tale fenomeno?

Fake news?

Le Fake News nella storia dell’umanità Benché il termine, secondo Quandt, sia diventato popolare in occasione delle elezioni Americane del 2016 il concetto di utilizzare notizie inventate per acquisire un vantaggio fa parte della storia dell’umanità.

La fake news è stata largamente utilizzata nella storia come vera e propria arma di distruzione infallibile. Un fenomeno utile, che trova spazio nella psicologia delle masse, dalla quale è possibile far scaturire conflitti mondiali o guadagnare ingenti risorse economiche.

Cardiff, New York, 16 ottobre del 1869. Durante alcuni scavi in prossimità della sua fattoria, William Newell porta alla luce quello che verrà poi soprannominato dalla cronaca locale il “gigante di Cardiff”. Secondo il suo scopritore, si sarebbe trattato di un uomo dalle dimensioni mastodontiche, rimasto pietrificato per coincidenze sconosciute.

La prova che i giganti sarebbero esistiti. Ovviamente stiamo parlando di una enorme bufala che tuttavia fruttò a Newell e George Hull una bella somma. I due misero in mostra il gigante, e solo dopo aver guadagnato parecchie migliaia di dollari, dichiararono la verità.

Politica, seconda guerra mondiale e influencers

Durante gli eventi della seconda guerra mondale, i Nazisti ricorsero spesso alle fake news investendo cospicue somme di denaro per sbaragliare la concorrenza, o creare pretesti per interventi armati. Per esempio, per giustificare la celebre invasione della Polonia da parte della Germania, i Tedeschi inventarono un episodio mai accaduto, passato poi alla storia con il nome di incidente di Gleiwitz.

Arriviamo ai giorni nostri. È il 2013, quando l’influencer Belle Gibson annuncia di aver sconfitto il cancro con l’alimentazione. Segue il lancio del suo libro nel quale racconta la sua storia. Da lì a pochi mesi, la Gibson realizza e lancia sul mercato anche una app di medicina alternativa, promettendo di devolvere in beneficenza ogni singolo centesimo guadagnato.

Ovviamente, anche qui, si tratta di una fake news. Belle Gibson non ha mai sconfitto il cancro, per il semplice fatto che non l’ha mai avuto. Dopo aver ammesso pubblicamente la bufala, viene condannata a pagare 410 mila dollari di multa, per le sue affermazioni. Il guadagno dell’influencer supera di gran lunga la multa iniziale.

L’impatto dei social media sulla proliferazione di notizie false

Se, da un lato, abbiamo il solito aspetto negativo di Facebook e compagnia, dall’altro, in pochi sanno che per le pagine Facebook pubbliche dei politici è possibile sapere esattamente quanto viene investito in advertising, ma soprattutto anche quali post vengono promossi a pagamento sui social media.

Ed è stato Meta stesso a scendere in campo, rivedendo le sue politiche. Ebbene, si, le campagne a pagamento del colosso bianco e blu dei politici possono essere monitorate in tempo reale dai cittadini.

In ultimo… pensa ai danni che notizie apparentemente false, ma credibili, causano ogni giorno al genere umano. Pensa ai no-vax, pensa ai suicidi di massa. Perché, il 22 marzo 1997, in una splendida villa di rancho santa Fè a San Diego, trentanove persone si tolsero la vita consapevolmente?

Alla base c’è sempre una fake news. Una notizia falsa, che chissà per quale stramaledetto motivo, diventa vera, dal momento che le persone iniziano a credere. Ciò che mi chiedo io e sono sicuro che te lo stai domandando anche tu è: perché funzionano? Cosa rende una notizia falsa, prima verosimile, poi reale? In cosa consistono i meccanismi e la psicologia delle fake news?

Psicologia Fake News: perchè è così semplice crederci?

Secondo alcuni scienziati, alla base ci sarebbe, come al solito, il cervello. Quell’organo così perfetto, che nella sua finitezza racchiude problema e soluzione.

Come hai potuto ben comprendere dal paragrafo iniziale, l’utilizzo massimo di notizie false è sempre esistito nella storia dell’umanità. Anche il ruolo dei social appare controverso: se da un lato Facebook e compagnia hanno facilitato il serpeggiare di fake news in giro per il mondo, dall’altro permettono anche all’utente di confrontarsi con altri e trovare punti di vista differenti. Il digitale è uno strumento e di per sé non è negativo. I motivi per i quali siamo portati a credere alle Fake News sono molteplici.

Credere alle fake news è la cosa che ci viene più naturale, perché…è gratis, cognitivamente parlando. Non costa nulla credere a tutto ciò che ti dicono. Il difficile è fermarsi e ragionare, come ci insegna il premio nobel Daniel Khaneman.

I messaggi semplici sono più facili da capire e da ricordare. È molto più facile ricordare che i carboidrati fanno ingrassare, piuttosto che ragionare sui bilanci calorici, indipendentemente dal macronutriente in questione. Se poi, questa cosa dei carboidrati te l’ha detto uno che conosci, è ancora più semplice credere. Questo è un punto nodale per la psicologia delle fake news.

Il terzo motivo riguarda appunto la famigliarità della fonte. L’essere umano tende a considerare come più autorevoli i propri conoscenti. Le solite frasi del tipo “Eh si, ma me l’ha detto un mio amico, lui è uno bravo”, oppure “no, ma mio cugino sostiene che….”. Per caso le hai mai sentite? Io, pensa, le ho persino pronunciate.

Poi ce ne sarebbe un quarto, che vede implicato il livello di istruzione. Secondo alcuni studi ci sarebbe una correlazione di particolare importanza. Più il livello di istruzione è basso, più la persona sarebbe incline a credere alle fake news.

Il morale della favola è… non credere alle favole. La prossima volta che stai per condividere una notizia che hai trovato su Facebook, prima di cliccare quel bottone, fermati e pensa. Chi l’ha scritto? Quali competenze ha? Sarà davvero così? Mettere in discussione ciò che leggiamo è difficile, forse impossibile, ma rappresenta l’unico modo. Evitare di favorire la proliferazione di notizie false presuppone uno sforzo: il ragionamento. Perché in un mondo di persone attente e pensanti, le fake news non avrebbero scampo.


Bibliografia

Daniel, K. (2017). Thinking, fast and slow.

Moravec, P., Minas, R. & Dennis, A. R. (2018). Fake news on social media: People believe what they want to believe when it makes no sense at all. Kelley School of Business research paper, (18-87).

Pennycook, G. & Rand, D. G. (2021). The psychology of fake news. Trends in cognitive sciences, 25(5), 388-402.

Quandt, T., Frischlich, L., Boberg, S. & Schatto‐Eckrodt, T. (2019). Fake news. The international encyclopedia of journalism studies, 1-6.

Shu, K., Sliva, A., Wang, S., Tang, J. & Liu, H. (2017). Fake news detection on social media: A data mining perspective. ACM SIGKDD explorations newsletter, 19(1), 22-36.

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